2) Montaigne. I sensi sono fonte di conoscenza.
Montaigne afferma che i sensi sono la fonte del conoscere, una
fonte che nessuno scettico pu ignorare. Egli prosegue
confrontando i sensi negli uomini e negli animali.
M. E. de Montaigne, Saggi, secondo, capitolo dodicesimo (pagina
47).

Questo proposito mi ha condotto alla considerazione dei sensi, nei
quali risiede il grande fondamento e la controprova della nostra
ignoranza. Tutto ci che conosciamo, lo conosciamo, senza dubbio,
per il potere conoscitivo; infatti, poich il giudizio consegue
all'azione di colui che giudica,  giusto che questa operazione
egli la compia con i suoi mezzi e la sua volont, non per
costrizione esterna, come avverrebbe se noi conoscessimo le cose
per la forza e secondo la legge dalla nostra essenza. Ora, ogni
conoscenza comincia in noi con i sensi, essi sono i nostri
maestri: La via per la quale l'assenso penetra nel petto e nel
cuore dell'uomo (Lucrezio, quinto, 103).
La scienza comincia con essi e si risolve in essi. Dopo tutto, noi
non avremmo pi conoscenza di una pietra se non sapessimo che vi
sono suoni, luci, sapori, misure, pesi, mollezza, durezza,
asprezza, colori, levigatezza, larghezza, profondit. Ecco la
fonte ed i princpi per la costruzione di tutta la nostra
conoscenza. E, secondo alcuni, scienza non  nient'altro che ci
che noi sentiamo. Ci che mi pu spingere a contraddire i sensi,
mi prende per la gola e non potrebbe farmi retrocedere
ulteriormente. I sensi sono l'inizio e la fine dell'umana
conoscenza: Vedrete che la nozione del vero  venuta dapprima dai
sensi e che i sensi non possono venir confutati. Che cosa  degno
di maggior credito dei sensi? (Lucrezio, quarto, 479-83). Anche
ad attribuire loro il meno possibile, occorrer sempre almeno
conceder loro questo, che con loro e per mezzo del loro intervento
s'inizia tutta quanta la nostra conoscenza. Cicerone diceva che
Crisippo avendo tentato di demolire la forza dei sensi e della
loro importanza, produsse degli argomenti esattamente contrari e
delle obiezioni cos forti che non vi pot soddisfare. Per cui
Carneade, che sosteneva la dottrina contraria, si vantava di
servirsi delle stesse armi e parole di Crisippo per confutarlo e
avrebbe gridato per questo contro di lui: O miserabile, la tua
forza di ha perduto! Non vi  secondo noi nessun assurdo maggiore
che tener per fermo che il fuoco non scalda, che la luce non
illumina, che il ferro non  n pesante n consistente, che sono
nozioni apportateci dai sensi, n credenza o scienza dell'uomo che
possa paragonarsi con quella dei sensi in certezza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
settimo, pagine 170-171.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/3.
Introduzione.
3) Montaigne. I sensi non ci danno conoscenze sicure.
Montaigne accenna al fatto che la conoscenza sensibile  spesso
debole e incerta. Egli prosegue confrontando sensazioni diverse e
fra loro contraddittorie.
M. E. de Montaigne, Saggi, secondo, capitolo dodicesimo (pagina
47).

Per giudicare dell'opera dei sensi bisognerebbe che fossimo per
prima cosa d'accordo con le bestie, e quindi tra di noi. Ci che
noi non siamo per nulla; ed entriamo in discussione tutte le volte
che udiamo, vediamo o gustiamo qualcosa diversamente da un altro,
e disputiamo, come di ogni altra cosa, della diversit delle
immagini che i sensi ci portano. Un fanciullo ode e vede, per un
ordine naturale delle cose, diversamente ed ha un gusto diverso da
un uomo di trent'anni, e quest'ultimo diversamente da un
sessantenne. I sensi di uno sono pi oscuri e velati, quelli di un
altro sono pi pronti ed acuti. Noi riceviamo diversamente le cose
a seconda della nostra struttura e a seconda di quello che ci
sembra. Ora, essendo il nostro modo di vedere cos incerto e
controverso, non fa specie se ci vien detto che noi possiamo
dichiarare che la neve ci appare bianca, ma che non sapremmo che
rispondere se si trattasse di stabilire se essa  tale per essenza
e per verit: e, scosso questo fondamento, tutta la conoscenza del
mondo se ne va a catafascio. Che cosa dire quando i nostri sensi
stessi si impacciano l'un l'altro? Un dipinto sembra in rilievo
alla vista, piatto al tatto; che cosa diremo del muschio, che 
gradevole o no, visto che rallegra il nostro spirito e offende il
nostro gusto? Vi sono erbe ed unguenti adatti ad una parte del
corpo, che nuocciono ad un'altra; il miele  piacevole al gusto,
spiacevole alla vista, e vi sono anelli a foggia di penna e non vi
 occhio che possa sostenerne la larghezza e che sappia rilevare
questo inganno, che da un lato esse si vanno allargando,
appuntendosi e stringendosi dall'altro, anche quando si girano
intorno al dito, tuttavia al tatto sembrano eguali in larghezza da
ogni parte.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
settimo, pagina 174.
